venerdì 8 marzo 2013

adoravo quella borsa.
quella borsa che ha il suo nome.
quella borsa di bellissima pelle lucente d'agnellino; la mano secca e allo stesso tempo morbida, la grana piccola, il fiore pronto ad interessanti giochi di luminosità e contrasti.
quella borsa così avvolgente eppur decisa e aggressiva, la adoravo.
ora è diventata così grande e scomoda, così difficile da appoggiare da qualsiasi parte, così pesante da trasportare, così inadeguata ad ogni situazione.
e quando finalmente la poso a terra, non faccio che inciampare nella tracolla, nei manici, nella borsa stessa, in quel nome..che adoravo..


giovedì 7 marzo 2013

volésse, ssu tembu volésse
'ssi iorni amari
'sso scornasse rrendo
e chi me pista su la testa
tuttu se lu rmagnesse
ssu grascià che me mpesta
do me pare de sta

fly, this time should fly away
these bitter days
this fighting inside
and who's stepping on my head
should eat two times the whole
stinky pigsty
where i feel to be

Q:  tu devi capire che quando esci devi lasciare tristezze e dispiaceri a casa!
Pi:  lo trovo molto scortese verso la casa.. è piena della mia malinconia per tutto il tempo che le sono dentro, trovo ingiusto che lo sia anche quando non ci sono..
Q:  fai sempre la stessa strada, per andare e per tornare. lasciali lungo la via quando vai, lasciali lungo la strada del coniglio di corteccia senza orecchie.. così.. dopo.. li riprendi quando rientri.
PiPi:  e se un giorno, poi,  volessi non farli tornare a casa con te, ti basterà passare per una strada diversa!

mercoledì 6 marzo 2013



ho dato una tastatina al mio cuore.
l'ho sentito piccolo piccolo, come una nocciola.
              larvatico triste referto | palloncino svuotato arrotolato su sé stesso

martedì 5 marzo 2013

ho perso una scarpa.
blue navy.
di canvas e corda.
ci avevo attaccato tre bottoncini di madreperla, molto vecchi e molto sottili che appartenevano a qualche nonna, o bisnonna, o lontana morta parente.
così, per fare in modo che mi sembrasse più mia.
l'ho persa in toscana, quando ero in vacanza con alexander/laika. (che ho perso).
ho perso un paio di occhiali.
li avevo prestati a mia nonna insieme ad un altro paio, quando si era operata di una cataratta.
quando il suo occhio è stato meglio li ho ripresi.
per poi perderli.
li ho indossati due estati intere.
dopo averli comprati in cina.
tutti i giorni.
ho perso una pinza per capelli.
mi piaceva da morire.
apparteneva a mia madre.
era stata acquistata verso la  fine degli anni '70.
di plastica nera con appiccicati due fiori argento chiaro, molto luminosi.
non ne troverò mai una uguale.
e nemmeno simile.
ho perso due sogni nel cassetto.
ed è inutile che mi illuda che siano finiti in fondo al fondo.
o che siano volati via per poi tornare come gli uccelli sanno fare.
sono spariti.
de-materializzati.
evaporati.
ciao.
no.
addio.
ho perso chi era legato con me per il sangue.
ma è stato meglio così.
ho perso ledo e nico.
eppure non credo di averli mai avuti.
ho perso il cazzo di paul. (e il miglior sesso della mia vita).
ma non ho perso il suo cuore.
ho perso cd e videocassette.
e la mia tesina delle scuole medie.
quella sui sepolcri.
anche se ho qualche sospetto sul dove si trovino.
ho perso la vestaglia blu elettrico.
con quella stampa nera di cerchi dentro quadrati che adoravo.
avevo cambiato tutti i bottoni.
li avevo scelti dorati e neri.
li avevo attaccati con del filo rosso.
ci penso sempre.
continuamente.
ogni giorno è un tormento.
posso aprire l'armadio ma non posso avere il potere di tirarla fuori e metterla.
ricordo quando l'ho persa.
una volta che stavo andando da ponyo.
l'avevo messa in valigia.
l'ho tolta.
l'avevo già indossata per lui.
e lei, offesa, ha deciso di scomparire.
poi ho ho perso ponyo.
è stato come perdere molto sangue e qualche organo interno.
all'inizio.
poi mi è sembrato di perdere tutto.
e vincere tutto.
invece non avevo vinto niente.
non un altro boero.
e nemmeno il biglietto "ritenta sarai più fortunato".

non ho mai perso un treno, una scommessa o me stessa.
probabilmente sarebbe stato meglio.
forse non avrei perso tutto il resto.

sabato 2 marzo 2013



fracassati le costole correndo veloce senza pensare verso il davanzale
poi gettati dalle più ripide scale per vedere se fa più male..


venerdì 1 marzo 2013


come si sarà sentito, dopo quel lungo e tristissimo viaggio, tornando a casa, la sua casa di sempre?
come si sarà sentito prima di calpestare quello zerbino con il cuore impresso?
come si sarà sentito entrando in camera per posare quel piccolo bagaglio, che ormai pesava tonnellate, incontrando quel cuore morbido, di rosso forte, con le braccia aperte e alla loro estremità le assurde mani piene di dita, da cui non vorrà farsi coccolare ancora, dentro a quella casa, la sua casa di sempre, che non mi accoglierà mai più?